tales of autism…

   Gabbroral Complex inizia a sperimentare l’audio su computer nel ’98 a Firenze con il glorioso Fastracker su ms-dos. Ha studiato strumenti a fiato dall’età di sei anni e messo le mani sul primo Commodore64 nell’86. Autoproduce un demotape che non desta il minimo interesse nella scena fiorentina e non piace nemmeno troppo ai suoi amici. Quando nel ’98 partecipa al primo Hacker meeting italiano rimane folgorato da Linux e dalla filosofia del freesoftware. Lascia l’università e si chiude in un autismo matto e disperatissimo studiando i sistemi operativi free.

  Musicalmente segue la scena Dub dei sound system, fa parte del SAF Squad Sound System con cui souna in giro, sperimenta djing, mette le mani nei sounds, li smonta, li rimonta, a volte li rompe. E’ tra i fondatori di Castello Reggae, un evento completamente free e autorganizzato che si tiene dal ’96 in un vecchio castello medioevale nella bassa ciociaria.

  Dal 1999 si trasferisce a Roma dove prosegue l’attività di hacker nel collettivo AvANa al Forte Prenestino. Con AvANa tiene vari corsi su linux, privacy in rete, sicurezza informatica, amministra i server e la rete nei 13 ettari del centro sociale.

  Nel 2003 partecipa per due volte a Tubocatodico (una performance teatrale nella quale la multimedialita’ di audio e video elaborati dal vivo interagiscono con un attore ed il suo corpo), eseguendo alcune parti musicali autoprodotte con macchine synth/drummachine. Tubocatodico viene rappresentato in vari centri sociali italiani e, sempre nel 2003, al PEAM (Pescara Electronic Art Meeting).

  Nel 2004 realizza un brano incluso nella compilation “Terrazza Marthini” (Autonomen Rec.) che raccoglie i contributi di vari musicisti della galassia elettronica romana e viene recensito su Rumore con 3 pallini (se so sprecati).

  Nel 2006 stufo dei software che passano di moda e delle drummachine che si arruginiscono inizia a fantasticare sull’idea di concepire un proprio strumento musicale, un software autosviluppato che si adatti perfettamente alle proprie esigenze, che sia fuori da qualsiasi logica di business, costantemente modificabile e riadattabile alle nuove idee che l’evoluzione e lo studio gli suggeriscono negli anni. Un anno dopo inizia a sperimentare con Pure Data, un linguaggio di programmazione visuale e di pubblico dominio orientato all’audio/video con il quale crea MAGSYNTH.

  Con MAGSYNTH esegue il suo primo liveset totalmente do-it-yourself al Castello Reggae ’09, poi nel 2010 all’HackMeeting italiano suona interagendo con GEMQ, un software di vjing scritto da Husk. Insieme creano PLANETQ uno spazio pubblico di sviluppo software dove entrambi pubblicano i propri lavori. Ancora nel 2010 realizza la musica per “Tre e trentatrè“, un docu-corto sulla città dell’Aquila post-terremoto. Il filmato, in collaborazione con la scuola di cinema Sentieri Selvaggi, partecipa al concorso ProgettoSoggetto della Webtv MediArch.

  Nel frattempo è già in cantiere il suo nuovo software, versione rielaborata e migliorata del precedente MAGSYNTH. Si chiamerà XmiX e sarà pubblicato nel 2011. XmiX è un software per l’audio completamente modulare composto da due parti distinte, l’interfaccia grafica e il motore audio. Le due parti possono risiedere su computer diversi e comunicare via rete. Tutta la comunicazione audio/midi è basata sul protocollo OSC che rende XmiX facilmente interfacciabile con i moderni controller touch.

  XmiX viene presentato all’HackMeeting 2011 in cui Gabbroral Complex tiene un workshop sugli strumenti free per la manipolazione dell’audio digitale. La presentazione viene ripetuta nello stesso anno all’evento FreeMediaDays di Perugia.

  Attualmente presenta un liveset dal titolo: “8 tracks, 2 cpu & a dac~“, evoluzione rielaborata delle sequenze midi di una vita che continuano a rinascere e riproporsi in forme sempre incredibilmente nuove. La composizione musicale procede di pari passo con lo sviluppo di nuove funzionalità e di nuovi spazi di sonorità.

  Il tentativo è quello di intrecciare hacking e musica.
Hacking inteso come atteggiamento hands-on verso la tecnologia: scarnificare hardware e software allo scopo di capire come sono fatti, scoprirne il funzionamento, per poi liberare le conoscenze acquisite rendendole accedibili e riutilizzabili da tutti.
Musica che usa le salde radici del Dub per spaziare verso qualsiasi direzione le influenze suggeriscano. Molte delle tracce ancora usate nei liveset di oggi sono vecchi Dub spezzettati, accelerati e ricomposti con nuove sonorità. L’impressione è che il Dub sia il fondamento su cui possa poggiare ogni cosa, musicalmente parlando, il tutto in chiave rigorosamente digitale. Così i suoi liveset a tratti approdano all’Elettro, all’8-bit, virano in Dubstep per poi tornare al Dub, derivano in Techno e ricadono sul Reggae in un frullato che mira ovviamente all’ass shaking (ma anche se muovete solo la testa su e giù lui è contento lo stesso).

  Gabbroral Complex non si esprime dunque solamente con il linguaggio musicale, il messaggio è più ampio e rivendica la necessità di consapevolezza dello strumento che si ha tra le mani. Tale consapevolezza è studio, è conoscenza, ed è quindi liberazione, libera espressione, il tutto attraverso la pratica dell’hacking.

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